3. Il contesto e la normativa

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I percorsi di Istruzione e Formazione Professionale (IeFP), nati sperimentalmente nel 2003 e divenuti ordinamentali nell’a.s.f 2010-11, si dimostrano un canale dinamico e vitale non solo, come assistiamo da anni, per la progressiva crescita della partecipazione ma anche, come confermato dalla recente indagine ISFOL sugli esiti occupazionali (ISFOL, 2014), per la loro capacità di svolgere una duplice funzione. Da un lato contribuiscono alla professionalizzazione di un target giovanile che vocazionalmente intende acquisire specifiche competenze in riferimento a una figura e ad una area professionale. Dall’altro, riescono a recuperare all’apprendimento quei giovani che, spesso approdati alla IeFP da iter scolastici poco lineari, necessitano di percorsi centrati sull’esperienza e finalizzati, attraverso la pratica, a comprendere l’utilità delle conoscenze teoriche e a saperle attualizzare nei contesti di vita e di lavoro (ISFOL, 2014, pp. 5-9). Tuttavia, malgrado i buoni risultati che riescono ad ottenere, i percorsi di IeFP soffrono di una insufficiente visibilità da parte dei giovani e delle famiglie, come emerso da un’altra e più recente indagine ISFOL sulla conoscenza, da parte della popolazione adulta, del sistema educativo di istruzione e formazione: i dati confermano un bagaglio conoscitivo piuttosto scarso rispetto alla architettura complessiva del sistema educativo italiano, in particolar modo verso le filiere professionalizzanti come i percorsi di IeFP, per lo più confusi con i percorsi ordinamentali dell’istruzione professionale. Di conseguenza, risulta di difficile comprensione la distinzione tra i percorsi realizzati dalle agenzie formative accreditate e quelli svolti dagli IP in sussidiarietà, con evidenti ricadute negative sulle scelte dei giovani e delle famiglie, aspetto sul quale sarà opportuno lavorare nell’ottica di aumentare la visibilità e ancor di più l’attrattività del sistema di IeFP.

Al fine di garantire l’offerta di IeFP ai giovani residenti su tutto il territorio e rispondere ai loro bisogni e a quelli delle famiglie, le tipologie dei percorsi, inizialmente assai numerose e variegate, prevedono oggi tre tipi di interventi formativi: percorsi realizzati dalle agenzie formative accreditate e quelli svolti dagli istituti professionali in sussidiarietà integrativa e in sussidiarietà complementare. Come è noto, la sussidiarietà integrativa permette agli studenti iscritti ai corsi quinquennali riformati di acquisire, al termine del terzo anno, anche i titoli di qualifica professionale corrispondente, in un percorso non terminale; quella complementare permette invece agli allievi di conseguire i titoli di qualifica al III anno e di diploma professionale al IV anno in percorsi di IeFP interamente di competenza regionale. In tal modo anche gli IP quinquennali possono rilasciare le qualifiche triennali e quadriennali dell’offerta nazionale di IeFP. Il rapporto tra la stessa IeFP e la scuola secondaria superiore appare dunque molto complesso, soprattutto con riferimento al segmento dell’istruzione professionale. L’attuazione della sussidiarietà rappresenta infatti un punto di attenzione assai importante per comprendere l’efficacia degli istituti professionali. Si tratta infatti di un’offerta formativa che richiede capacità e flessibilità, da parte degli Istituti, nel curvare i curricula scolastici consentendo ai giovani in uscita al terzo anno di acquisire le competenze professionali necessarie in vista di una immediata occupabilità. Tra l’altro, i percorsi in sussidiarietà, avviati nell’a.s.f 2011-12, hanno portato a compimento il primo ciclo triennale nell’anno formativo appena conclusosi (giugno 2014). E grazie all’Accordo in Conferenza delle Regioni del 20 febbraio 2014, le diverse amministrazioni hanno avuto a disposizione il riferimento ad elementi comuni minimi per lo svolgimento degli esami di qualifica e di diploma in merito ai criteri di ammissione, alla composizione delle Commissioni, alle tipologie di prova, format e periodo di svolgimento.

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