Migrazioni in Europa

La conferenza annuale dell'AEMI

7.10.2016 – “La mobilità geografica appartiene pienamente alla storia dell’umanità, ed è rilevante perchè in varie fasi di questa storia ha prodotto innovazioni e rivolgimenti determinanti che vanno oltre il concetto di Nazione”: così si è espresso Josè Moya (Direttore del Forum sulle Migrazioni della Columbia University di New York) nella lectio che ha concluso un importante consesso di confronto internazionale sulle migrazioni.

Per quattro giorni, dal 28 settembre al 1 ottobre, il Consello da Cultura Gallega ha ospitato nella città di Santiago de Compostela la 26° Conferenza dell’Association of European Migration Institutions (AEMI) ed un cospicuo gruppo di studiosi ed esperti, giunti in Spagna da tutti i paesi europei oltre che da Australia, Usa, Brasile, Argentina.

AEMI raccoglie una rete di quaranta organizzazioni attive sui temi delle migrazioni in Europa, e periodicamente organizza  un forum internazionale per promuovere la conoscenza del fenomeno, la condivisione di linee di ricerca e di intervento. L’incontro di quest’anno, dedicato al tema delle diaspore in Europa e dell’identità culturale dei migranti, ha visto la partecipazioni di circa 50 relatori selezionati tramite call internazionale. Tra questi  era presente anche Antonello Scialdone dell’Isfol che nel corso della sessione dedicata a “Patterns of collective belonging” ha presentato una relazione intitolata “On Cossack legacy and matriarchs in exile”, nella quale ha in particolare approfondito il tema delle migrazioni ucraine -soprattutto di manodopera femminile- mettendolo in collegamento con il fenomeno della costruzione dell’identità nazionale e dell’affermazione di alcuni modelli di genere. Il caso dell’Ucraina (nazione impoverita e divisa da forti contrasti etnici nella difficoltosa transizione post-sovietica)  rappresenta un esempio complesso e interessante dal momento che si tratta del principale fornitore di lavoro migrante di tutta Europa e il primo per il lavoro migrante irregolare. Dopo l’indipendenza del 1991 ha avuto luogo un progressivo collasso economico che ha innescato fenomeni di mobilità di massa per la ricerca all’estero di lavori che il mercato nazionale non offriva più.  Secondo i dati che Scialdone ha desunto da un’ampia letteratura e da fonti internazionali, circa un terzo delle famiglie ucraine sono state interessate da processi migratori di un proprio componente: il volume ufficiale delle rimesse, cresciuto esponenzialmente negli ultimi 15 anni,  oggi è il primo in Europa e sopravanza di tre volte il totale degli investimenti stranieri in quel paese, sostenendo di fatto l’economia delle sempre più numerose famiglie transnazionali. Sembra perciò paradossale che in Ucraina –dove manca una vera politica migratoria- il tema della diaspora venga trascurato e le donne migranti (immagine che confligge con l’ideale femminile di certa retorica nazionalistica) siano anzi state stigmatizzate come causa della disgregazione familiare.

Oltre a presentare questa relazione, A. Scialdone è pure intervenuto come ‘panelist’ della Open Discussion on the European Migration Crises in programma nell’ultimo giorno dei lavori. In quell’occasione il rappresentante Isfol, citando gli esiti di recenti survey internazionali e di proiezioni demografiche delle Nazioni Unite, ha richiamato l’attenzione sulla necessità di contrastare stereotipi infondati e di costruire politiche evidence-based.

Per approfondire:

Programma

Presentazione Scialdone

Azioni sul documento